L'Arte del Montaggio

Ultimo Aggiornamento 16 Ottobre 2012

Introduzione

In questa rubrica affrontiamo l'argomento del montaggio sotto l'aspetto tipicamente artistico.
Lo scopo non è quello di insegnare qualche cosa, anche perché probabilmente nessuna attività artistica si può realmente insegnare, ma molto più modestamente per introdurre a quel fantastico mondo che è l'Editing Video.
Su questa rubrica troverete molto poco riguardo gli aspetti tipicamente tecnici sull'uso di quel particolare programma di editing, visto che non è questo il suo scopo; anzi qui si vuole parlare di montaggio in senso stretto e spero che possa aiutare anche chi si avvale di centraline di montaggio tradizionali o addirittura delle vecchie e care moviole operanti su pellicola.A beneficio di questi ultimi vorrei precisare che provengo da quella schiera di vecchi fissati del video, che hanno cominciato ad effettuare i montaggi utilizzando pellicola super8, moviola di seconda mano e forbici di cucina.
Vi assicuro che le cose in fondo non sono cambiate molto (dal punto di vista dell'arte del montaggio") e quel poco che sapevo di allora, vale ancora oggi. Scusate, ma a rischio di scendere sul platonico, mi è rimasto il bel ricordo del fascino di usare spezzoni di pellicola fisici, piuttosto che "freddi" file e le "parolacce" che spontaneamente dicevo quando per un errore di taglio, non avevo l'opzione del "CTR-Z" che mi faceva tornare alla situazione precedente.
Per la cronaca oggi io utilizzo Premiere della Adobe, non perché sia necessariamente il migliore, ma solo perché già presente nell'ufficio su cui lavoro e con cui comunque mi sono trovato sempre bene.Il contenuto di questo articolo è una rilettura ed integrazione, di ripetuti miei interventi su un forum da me stesso aperto sul sito:http://forum.hwupgrade.it

Il presente è figlio del passato ed il montaggio non sfugge a questa regola. Non è questa la sede per raccontare come nasce e si sviluppa il montaggio nel corso degli anni, ma ci tengo a fornirVi questi brevi cenni storici, perché al sottoscritto hanno aperto la mente sulla giustificazione dell'esistenza del montaggio.Tutti noi sappiamo che il cinema è stato inventato dai fratelli Lumiere, che però (specialmente) all’inizio, si limitavano a fare delle semplici “registrazioni” della realtà senza nessun altro intervento di post produzione. Praticamente mettevano la cinepresa (o come diavolo si chiamava) su un cavalletto la accendevano verso una scena di un certo interesse e basta. Ovviamente la storia del montaggio è ricca di personaggi importanti come George Méliés che con i suoi primi montaggi , è considerato uno dei padri del cinema. I suoi lavori ricalcavano molto però il teatro, cioè qualunque scena iniziava e terminava sempre nello stesso luogo, la cinepresa era sempre immobile senza “entrare” nella scena. Un personaggio che invece secondo me ha fatto un bel salto nella tecnica di montaggio è stato Edwin S. Porter che circa un secolo fa prendendo materiale già girato da altri, costruì un vero film sui pompieri. Ebbene Porter recupera da precedenti filmati scene reali di pompieri in attività, poi gira alcune scene costruite ad hoc, con una donna e un bambino chiusi in una stanza con del fumo. Alla fine con l’appropriato montaggio crea uno dei primi veri film dal titolo “La vita di un vigile del fuoco americano” in cui c’è una vera storia (il salvataggio di donna e bambino) e gli effetti speciali, che in realtà sono reali perché le riprese dei pompieri in attività erano autentiche.
Un’altra cosa che mi permetto di riportarvi perché secondo me è molto interessante riguarda i primi esperimenti fatti a proposito del montaggio. Questo esempio viene riportato praticamente da tutti i libri che parlano di montaggio: Due mostri sacri del momento (primi anni del secolo scorso), Pudovkin e Kuleshov fecero un esperimento interessante. Ve lo riporto perché rappresenta la forza del montaggio. Ebbene questi due signori costruirono tre diverse sequenze che avevano in comune la prima scena rappresentata da un primo piano dell’attore:Mosjukhin seguita da tre scene diverse:

- Piatto di minestra su un tavolo.

- Una bara con una donna morta.

- Bambina che giocava.

Facendo vedere a tre diversi insiemi di spettatori le rispettive tre sequenze, tutti furono d’accordo nella intensa ed efficace espressione dell’attore, nonostante le tre diverse sequenze fossero diversissime e la prima scena era perfettamente uguale per tutte e tre. Mi permetto di fare un'altra regressione storica che aiuta a capire la giustificazione della presenza del montaggio. La giustificazione teorica che sto enunciando, purtroppo non è mia; se lo fosse ora sarei su qualche libro che parla di cinema e montaggio e probabilmente qualche altro copione come il sottoscritto, starebbe enunciandomi (con mia grande soddisfazione) su questa rubrica.Riporto per intero questo brano di Ernest Lindgren, perché anche se lo trovate su molti libri che parlano di montaggio, personalmente mi ha aperto la mente, quindi spero che lo troviate interessante.All’improvviso giro un angolo e trovo un bambino che, credendo di non essere visto, con un sasso in mano mira verso un’invitante finestra. Mentre lancia il sasso vado con lo sguardo alla finestra per vedere se riesce a colpirla, poi istintivamente torno a guardarlo per vedere cosa vuole fare ancora, ma lui guarda un punto dietro le mie spalle, cambia espressione e scappa a tutta velocità. Mi giro e vedo un poliziotto che ha appena girato l’angolo.La giustificazione fondamentale del montaggio sta nel fatto che esso riproduce il processo mentale ora descritto, cioè l’impiego del montaggio riproduce esattamente il modo in cui normalmente osserviamo la realtà.

Per Cominciare

A scuola ci hanno sempre detto di non farlo, ma io dico che il miglior sistema per cominciare è "Copiare" e per copiare vi suggerisco:

andatevi a vedere (ma vedere è una parola poco incisiva) i montaggi di gente con le OO.

Credo che il TOP si veda in alcuni spot pubblicitari, in cui quei maghi del montaggio in pochi secondi ti possono raccontare una storia (vedi "Pasta Barilla", "Cornetto Algida", ecc.).

Oppure sui clip musicali o ancora meglio sui Trailers dei film. A proposito di questo avrete notato che su alcuni DVD ce ne sono più di uno che sembrano quasi uguali, ma che in realtà hanno un "taglio" diverso; infatti per raggiungere un pubblico più vasto, un Trailers ha un tagli più "da Azione", uno più "sentimentale".


Ritengo che la difficoltà nel montaggio sia molto simile a quella che incontriamo nello scrivere un testo, come un semplice documento o una storia. Chi scrive un testo effettua un paziente lavoro di “montaggio” per cercare di dare all’intero documento una leggibilità adeguata. Toglie gli errori, ha elimina le parti non importanti, ha “montato” insieme parti del testo omogenee. Se fosse stato un video sarebbe cambiato lo strumento (premiere o simili contro word…) ma alla fine il lavoro sarebbe stato il medesimo. L’unica cosa che su un testo potete fare in fase di montaggio che nei video non è possibile (o molto difficile) è quello di eliminare gli errori, modificando il testo.Questo è il motivo per cui vi ho precedentemente “stessato” sulla parte riguardante le riprese. Se durante quella fase le vostre riprese sono zeppe di errori di inquadratura, di esposizione etc etc., probabilmente c’è poco da fare (a meno che non siate dei mostri sacri con photoshop e simili).

Per il mio lavoro mi capita spesso di scrivere documenti e la difficoltà maggiore è proprio quella di organizzare le idee in modo che il mio “racconto” sia armonioso, possibilmente non “palloso” e organizzato in maniera tale da aiutare il lettore ad “entrare” nei concetti che si vogliono trasmettere.

Nel montaggio queste problematiche sono in corrispondenza con le diversi “parti” con cui è suddiviso il vostro video.

In letteratura ci sono vari modi di suddividere questi “oggetti” che compongono il filmato.

Un modo potrebbe essere questo:

· Quadro: riproduce una singola azione e secondo me si chiama così perché spesso la telecamera è ferma a riprendere dei soggetti che all’interno dell’inquadratura si muovono o meno. Vi ricordate che all’inizio di questo 3d consigliavo (se non si hanno idee migliori) di utilizzare inquadrature fisse, piuttosto che movimenti bizzarri della telecamera. Ribadisco ancora che nella mia piccola esperienza da quando ho cominciato a scegliere inquadrature fisse, i miei video sono nettamente migliorati. Al quadro si può far corrispondere la frase di un testo.

· Scena: è l’insieme di più quadri che riescono a descrivere completamente un’azione. Se pensate di riprendere vostra moglie che sulla spiaggia si alza per andare in cabina a prendere un asciugamano per vostro figlio, potete montare vari quadri insieme per descrivere completamente questa azione. Alla scena si può far corrispondere il periodo di un testo, quello per intenderci dopo il quale si mette un punto e si va a capo.

· Sequenza: è l’insieme di più scene e quindi più azioni che, nella loro successione logica, formano un episodio. L’episodio lo possiamo considerare un paragrafo (o capoverso) nell’analogia con il testo scritto

· Parte: è l’insieme di più Sequenze, che raccontano una piccola storia di senso compiuto. Può essere considerata il capitolo di un testo, e non a caso un film in DVD è suddiviso in un certo numero di capitoli direttamente “raggiungibili” dal menu del lettore. Il film è composto da più parti, e quindi la parte è l’elemento fondamentale del vostro video, e se quest’ultimo è molto corto, spesso si identifica con esso.

Questo definizioni che ho fatto, non hanno uno scopo accademico (altrimenti ve le avrei risparmiate…), ma servono a tutti noi (amanti dell’arte dell’editing Video) a farci parlare la stessa lingua.

Dopo queste definizioni, si può già suggerire come partire nella realizzazione di un video, infatti la partenza è quella che secondo me, mette maggiormente in difficoltà tutti noi.

Il motto che io uso è: “Dividi ed Impera” cioè occorre suddividere il film e/o video che volete realizzare, in parti, in modo da dover gestire un limitato numero di sequenze (o addirittura quadri) che avete precedentemente acquisito con il vostro PC.

Avere un limitato numero di “spezzoni” del vostro video, è più conveniente dal punto di vista dell’economia di pensiero; cioè trovare (mentalmente) i corretti quadri da legare insieme è molto più facile, che ricordarsi tutte le scene del vostro video.

Occorre riguardare più volte gli “spezzoni” che avete acquisito, in modo da memorizzare tutti i quadri. Consiglio di avere molti file di materiale catturato, piuttosto che uno solo, perché è molto più facile trovare i quadri che vi interessano.

Facciamo un esempio “classico”, cioè la gita al mare con cui (senza avere avuto un piano tipo di storyboard di cui parleremo in seguito) tornerete a casa pieni di riprese inguardabili.

Ed ora da dove comincio?

Ebbene la prima suddivisione potrebbe essere questa:

1. Fasi della partenza ed arrivo a destinazione

2. Fasi riguardanti la permanenza

3. Ritorno a casa.

Ovviamente la fase 2 si suddividerà in 2a, 2b etc.

Concentriamoci ora sulla fase 1, che potremo facilmente indicare con:

Parte 1: Viaggio

Questa parte potrà (ad esempio) essere formata da 3 sequenze:

1. Sequenza in cui vengono fatti i preparativi, caricata la macchina e auto che si allontana. (Ricordatevi di tornare indietro a riprendere la vostra telecamera che avete probabilmente lasciato sul cavalletto. Vi consiglio anche di non lasciarla da sola, perché dalle mie parti se ne potrebbero ritrovare due, quando si torna indietro…)

2. Sequenza in cui ci saranno riprese con macchina in movimento, che sono le classiche riprese di collegamento di cui torneremo a parlare.

3. Sequenza di arrivo. Io qui scendo sempre prima degli altri cercando di convincere lo stanco conducente di aspettarmi mentre io piazzo la telecamera e riprendo l’auto che arriva. Se sono io il conducente obbligo sempre qualcun altro a farmi la ripresa, con telecamera su cavalletto e l’incaricato che si limita ad accenderla. Questo modo di fare presuppone alcuni vaff…. da parte degli altri, ma poi al ritorno questi quadri sono sicuramente efficaci. Questa sequenza è composta quindi dalla scena in cui la macchina arriva, dalla scena in cui la gente scende, dalla scena in cui le persone si guardano intorno (e magari, tramite il metodo della soggettivazione di cui parleremo, siamo in grado di dare una prima descrizione del luogo. Alcune delle scene sopra descritte possono essere composte da un solo quadro (esempio la scena in cui tutti scendono dalla macchina).

 

Parliamo ora del criterio su come scegliere i singoli quadri per comporre una scena di senso compiuto.

Vi ricordo che in questa fase stiamo montando quadri che si riferiscono ad una stessa scena, che come precedentemente descritto equivale ad un periodo (nella corrispondenza che abbiamo fatto con un testo scritto).

Possiamo correttamente riprendere l’esempio di vostra moglie al mare, per dimostrare quanto in una scena così banale, il montaggio sia essenziale.

Descriviamo la scena a parole:

Luca (lo so che vostro figlio non si chiama così, ma è solo un esempio!!) comincia a piagnucolare e questo da lo start all’azione.

“Genoeffa (vostra moglie ) guarda in direzione di Luca, si alza ruotando su se stessa per girarsi in direzione della cabina e comincia a camminare in quella direzione. La sabbia scotta è il suo camminare è po’ buffo, poi raggiunge la cabina e scompare all’interno per ricomparire qualche istante dopo con il biberon di camomilla, ripercorrendo lo stesso tratto in senso inverso.”

Quanto appena descritto è composto da due periodi (speriamo che nessun lettore abbia cultura di tipo letterario o nozioni di grammatica altrimenti so’ affari mia….) e da più frasi. Mantenendo il parallelo sopra descritto possiamo quindi parlare di una sequenza, composta da due scene e una decina di quadri (uno circa per azione descritta, cioè per verbo contenuto nei due periodi di cui sopra).

E voi dove state?

Semplice siete seduti sulla sdraia, avete la telecamera tra le mani, siete senza cavalletto (perché non avete seguito il mio consiglio) e avete ripreso tutta la sequenza stando comodamente seduti.

Risultato?

Nella migliore delle ipotesi, la vostra ripresa sarà durata almeno un minuto e mezzo, sempre che la distanza tra ombrellone e cabina sia stata molto breve.

Un minuto e mezzo sono un’eternità in campo cinematografico e questa ripresa assieme ad altre lungaggini simili vi può portare a riprese di ore per esprimere concetti in cui pochi secondi sarebbero stati sufficienti a trasmettere tutte le informazioni necessarie.

Soluzione:

- Vendere la telecamera a Porta Portese (noto mercatino Romano)

- Cambiare angolo di ripresa

Bingo! Cambiare angolo di ripresa è la soluzione più corretta per poter montare i singoli quadri, senza dar luogo a quei “salti” temporali improponibili in fase di visione della sequenza.

PensateVi infatti in fase di montaggio; che fare? Non potete certo tagliare dei pezzi di ripresa, altrimenti la vostra Genoeffa sembra scomparire e riapparire improvvisamente più avanti. Certo potreste mettere delle riprese in mezzo (ad esempio di Luca che guarda verso la madre, o riprese generiche come panoramiche), ma con queste potete guadagnare molto poco in tempo, perché avendo tutte le inquadrature di Genoeffa dalla stessa posizione, per continuità temporale lo spettatore non accetterebbe comunque un salto temporale eccessivo tra la vostra amata Genoeffa, Luca ed ancora Genoeffa.

Vediamo quindi come procedere, partendo dal racconto sopra descritto, sfruttando il parallelo tra frasi e quadri.

Quanto vi sto raccontando non è frutto di scopiazzature varie e questo non lo dico perché mi voglio osannare, ma solo per dirVi che questi sono esempi e soluzioni opinabili e soprattutto ben lungi dall’essere uniche!! Ricordatevi qui non esiste il giusto e lo sbagliato (anzi forse esiste solo questo……) se avete idee migliori sparate sul forum (di prossima apertura) a beneficio di tutti.

Tornando alla nostra sequenza io considererei tanti quadri, più o meno per quanti verbi ci sono nella descrizione, quindi:

Genoeffa guarda in direzione di Luca

si alza ruotando su se stessa per girarsi in direzione della cabina

comincia a camminare in quella direzione

La sabbia scotta è il suo camminare è po’ buffo

raggiunge la cabina

scompare all’interno

per ricomparire qualche istante dopo con il biberon di camomilla

ripercorrendo lo stesso tratto in senso inverso

Note per la 1) potrebbe servire un P.P. di Genoeffa per evidenziare la sua lieve preoccupazione sul fatto che Luca ha sete.

La 2) potrebbe essere un P.A. (piano americano, quello senza piedi) e magari diviso in due quadri

La 3) un C.L. (campo lungo) riprendendo Genoeffa da dietro.

La 4) controcampo dalla cabina, con Genoeffa che sta arrivando

La 5) forse fusa con la 4

La 6) di spalle a Genoeffa

Prima della 7) se è disponibile un P.M. di Luca che guarda in direzione della madre.

Etc. etc…..

Alcuni quadri potrebbero durare pochissimi secondi, tanto che nonostante gli 8 quadri, la sequenza completa potrebbe durare anche solo mezzo minuto, contro il minuto e mezzo di una sequenza “pallosa” sia per la lunghezza, che per il fatto che l’inquadratura è rimasta sempre la stessa.

Quello che è insito nell’arte del montaggio è quindi non tanto quello di registrare le immagini che ci circondano (come facevano i fratelli Lumiere, e oggi le telecamere a circuito chiuso delle banche), ma riprodurre il processo mentale che il nostro cervello fa continuamente quando dai nostri occhi gli arrivano le immagini che ci circondano.

Se torniamo nuovamente all’episodio di Genoeffa che va a prendere l’acqua per vostro figlio, ci possiamo accorgere che effettivamente il processo mentale che attiviamo quando la guardiamo compiere la sequenza sopra descritta, difficilmente è rappresentata da una semplice registrazione visiva delle singole azioni che svolge.

Sarà anche possibile che la guardiate fissa per tutto il tempo, perché magari contrariamente al nome è un gran pezzo di donna (beati voi…), ma anche in questo caso, specialmente nei quadri più lunghi il vostro pensiero sarà andato altrove (non scendo in particolari…) quindi avrete fatto, vostro malgrado, un montaggio mentale diverso dalla semplice registrazione visiva.

Il montaggio effettivo, rispetto a quello mentale ha un punto di forza in più: oltre a cambiare angolo di ripresa (punto di vista), si può cambiare anche la posizione della telecamera, mentre normalmente noi possiamo solo girare la testa.

Mi rendo conto che i concetti appena esposti sono un po’ “pesantini”, ma ritengo che se siete riusciti a leggere fino a questo punto avrete almeno qualche dubbio che le riprese che proponete devono seguire più un processo mentale, che riprendere tutto e tutti.

Non Vi preoccupate se il tutto non vi è molto chiaro, questi concetti sono ostici, ma sono l’ABC del montaggio, quindi SFORZATEVIII!!!!!!.


SEZIONE 5

Le regole Basi

Ad essere sinceri, definire delle regole in una disciplina che è un'arte è un non senso. Diciamo quindi che queste regole sono adatte per i meno esperti, poi si sa le regole sono fatte per essere infrante, ma ci deve essere sempre una giustificazione narrativa per questo.

Se un soggetto esce a destra dalla vostra inquadratura, ricordatevi di farlo entrare a sinistra in quella successiva. Stessa cosa con sopra-sotto, sinistra-destra obliquo ecc.

Se non rispettate la regola lo spettatore ha l'impressione che il soggetto abbia cambiato direzione.

Esempio: Avete una scena di uno sciatore che esce dal quadro a destra e la montate con un'altra in contro campo che entra sempre da destra. Provate ad immaginarvi la scena vi sembrerà che lo sciatore abbia nel frattempo fatto un cambio di direzione.

Nella magia del montaggio potete far credere che due tizi parlino fra loro, anteponendo il P.P di uno, con quello dell'altro.

Il trucchetto funziona solo se (ad esempio) uno è rivolto a destra e l'altro a sinistra ed è importante anche dove quardano (se uno dei due quarda un po' più verso l'altro e l'altro un po' più verso il basso va bene, altrimenti vi siete fregati e lo spettatore (anche inesperto) capisce il trucco..


Analizziamo ora il caso di dover giustapporre quadri che non appartengono alla stessa scena, ma a sequenze diverse o addirittura a parti diverse del vostro film.

(Se non lo ricordate, andate a rivedervi le definizioni di quadro, scena sequenza ecc)

Facciamo un esempio pratico, come una banale cerimonia, dove avete terminato di effettuare il montaggio dei quadri relativi ai preparativi in casa del protagonista e dovete attaccare i quadri relativi alle sequenze all'interno della chiesa.

Altro esempio un viaggio in cui dovete unire la parte relativa alla partenza, con le scene di ambientamento dove si descrive il luogo di destinazione.

In questi casi un ottimo aiuto ci viene utilizzando una dissolvenza in chiusura sul nero e successiva dissolvenza in apertura, ma esiste un'altra possibilità molto efficace che va sotto il nome di "Montaggio Discontinuo".

Questo tipo di montaggio si verifica tutte le volte che non esiste una continuità d'immagine tra un quadro e il successivo che difatti appartengono a sequenze diverse. Spesso in questo caso l'ambiente tra i due quadri può essere completamente diverso, ma viene mantenuto per contrasto o analogia lo stesso contenuto o la stessa forma dell'oggetto ripreso nella sequenza precedente.

Questo studio fu fatto da tre maghi e padri del montaggio che definirono 4 possibili attacchi tra due quadri. Per dovere di cronaca si tratta di Ejzenstejn, Pudovking e Timoscenko:

- Anologia di forma e contenuto.

- Analogia di forma e contrasto di contenuto.

- Contrasto di forma e analogia di contenuto.

- Contrasto di forma e contenuto.

Per analogia di forma potete immaginare due oggetti che in qualche modo si somigliano, ade esempio avete terminato di riprendere la penna di un soggetto che stava scrivendo e passate al pennello di un pittore che sta facendo un ritratto.

Per contrasto tutto quello che ovviamente porta lo spettatore quasi a sorprendersi della differenza tra le due sequenze, come ad esempio avete terminato di riprendere una romantica scena sul mare notturno con il P.P. di un piede che cammina sul bagnasciuga e collegate un P.P. di una scarpa alla moda che si agita ritmicamente al suono assordante della discoteca; in questo caso siamo al contrasto di forma (piede e scarpa alla moda) e contrasto di contenuto (il mare di notte in silenzio e il fragore e le luci della discoteca).

Personalmente ho utilizzato più volte questo tipo di montaggio e nell'esempio che se volete potete scaricare, ho risolto il problema di passare dall'interno di un aereo con il rumore dei motori ad una situazione soft all'interno di una sala di aspetto in cui l'analogia di forma l'ho trovata utilizzando lo schermo del TV sull'aereo e il TV all'interno della sala.

Nel montaggio di quadri o scene appartenenti ad una stessa sequenza, c'è un modo di operare in cui si interrompe la ripresa mantenendo la telecamera su cavalletto (questa volta non è raccomandato, è indispensabile!!!) si spostano i soggetti ed il risultato finale è l'apparizione e/o scomparsa di soggetti.

Questo tipo di montaggio, che per la cronaca si chiama: "Montaggio Nascosto" ed è stato inventato da quel genio di Méliès, è stato molto utilizzato nel cinema come semplice trucco di magia e probabilmente anche voi lo avete molto utilizzato. Tuttavia mi permetto di segnalarlo per estendere il suo utilizzo al di la di semplice trucco di magia, cioè per far comparire o scomparire i vostri soggetti.

Riprendendo ad esempio un orologio con le lancette che improvvisamente cambiano posizione (magari utilizzando una rapida dissolvenza per ammorbidire il passaggio) oppure un posacenere che improvvisamente da vuoto si fa pieno di "cicche" suggeriscono allo spettatore che il tempo sia passato senza allungare inutilmente il "tempo cinematografico".

Altro esempio è riprendere dei piatti di portata in un pranzo di matrimonio, che man mano scompaiono per testimoniare che gli invitati hanno molto apprezzato tutte le pietanze; questo dà anche una nota simpatica e divertente alle vostre riprese.

Nell'esempio che potete scaricare, ho utilizzato il "montaggio nascosto" all'ingresso di una stazione di metropolitana. L'intento era sia quello di far capire allo spettatore sia il passaggio temporale che dargli la sensazione classica delle stazioni con gente che viene e che va.

Gli errori di continuità

Tra i peggiori e più evidenti errori sintattici che si possono trovare nei nostri video, ma anche in quelli fatti dai professionisti, ci sono sicuramente quelli definiti come "Errori di continuità". In sostanza si verificano quando risulta evidente una incongruenza temporale, formale o altro tra un quadro (o una scena) e la successiva.

Purtroppo la maggior parte di questi errori si verifica durante le riprese e quindi in fase di montaggio è impossibile rimediare se non rimuovendo in maniera drastica le scene incriminate.

Fare un elenco di questa tipologia di errori è impossibile, perché sono moltissimi e l'unica cosa sicura è che anche se possono a volte durare frazioni di secondo, anche lo spettatore meno attento le percepisce immediatamente. Mi limiterò a fare qualche esempio in modo che poi ognuno di voi si accorga di questi errori quando effettuerà le proprie riprese.

Immaginiamo il caso classico in cui vogliamo montare alcuni quadri composti da persone e/o cose, non nello stesso ordine cronologico con cui le abbiamo registrate, per particolari esigenze narrative. A dire il vero questa situazione capita spessissimo, e gli errori più frequenti si verificano perché ad esempio un soggetto fuma e la lunghezza della sigaretta appare all'inizio lunga poi corta, poi un po' più lunga ecc., tradendo il susseguirsi temporale della scena. Oppure più evidente il soggetto si è nel frattempo cambiato un indumento, sciolto i capelli, spostato un elemento del suo vestiario ecc..

Ricordo un errore grossolano capitato in un famoso film "Gli intoccabili" con Sean Connery in cui il protagonista che parlava con un interlocutore con cui si alternavano i quadri, appariva con il colletto della camicia allacciato, poi slacciato, poi nuovamente allacciato e questo parecchie volte nella stessa scena. Presumibilmente questo è accaduto perchè Sean durante una pausa delle riprese si era messo in libertà (slacciandosi la camicia) e poi dimenticandosi di ripristinare la situazione iniziale. Come noto nel cinema esiste una segretaria assistente, che prima delle pause, annota questi particolari, disegna bozzetti e/o scatta fotografie dato che le interruzioni a volte possono addirittura durare giorni.

La situazione è critica perchè i soggetti oltre ai vestiti possono avere una pettinatura (o spettinatura) diversa, barba più lunga o più corta, tenere in mano oggetti ecc. ecc.. Come avrete capito i possibili errori sono innumerevoli, ma vi suggerisco (a meno che non vi potete permettere una assistente....) di rivedere le riprese appena registrate, se avete fatto una pausa tra una ripresa e l'altra.

Ricordo errori più grossolani: Una volta in un film giapponese (di cui non ho certo tenuto traccia del titolo) addirittura un soggetto ad ogni stacco di quadro era vestito con un soprabito diverso, oppure in un vecchio film francese in cui in una scena di inseguimento tra una Renault e una gloriosa Fiat 128, nella scena finale la povera Fiat cadeva rovinosamente incendiandosi in un burrone; cosa c'era di strano? Che non si trattava più della 128, ma di una 124, che probabilmente per esigenze di budget era più "sacrificabile" dell'altra.

Fortunatamente noi, videoamatori della domenica, abbiamo molte meno situazioni in cui riprendiamo quadri in più fasi o in giorni diversi, ma purtroppo a volte sono sufficienti pochi minuti in cui viene spostato un soprammobile o altri elementi scenici per impedirci di scegliere una certa sequenza di quadri senza cadere in errori di continuità. Attenzione anche alla luce! se facciamo riprese in esterni, la luce cambia sia in intensità che in colore, anche se il nostro caro bilanciamento del bianco ci aiuta sensibilmente.

Vediamo ora agli errori che possiamo evitare o correggere in fase di montaggio.

In altra parte di queste note, abbiamo accennato al tempo reale ed a quello filmico che necessariamente non corrispondono a meno dei filmati di matrimonio che SIGH! il nostro vicino di casa ci propone inderogabilmente. Vi ricordo che se state riprendendo un soggetto che scende le scale, non dovete far vedere allo spettatore tutte le rampe di scale, ma con pochi e corti quadri ben scelti e montati, grazie alla ricostruzione mentale che ciascuno fa quando guarda un film, ricostruisce anche le scene inutili di ogni rampa di scala. Questo modo di operare non disturba minimamente lo spettatore che anzi resterà più attento nelle scene narrative più importanti.

Tuttavia mal sopporterebbe una situazione in cui alternando quadri del soggetto che scende, e magari di un altro che lo sta attendendo al portone, non facciate passare il giusto tempo tra un quadro e l'altro; coè dovete necessariamente prevedere che quando state riprendendo il soggetto in attesa, l'altro che scende le scale abbia nel frattempo sceso un numero di gradini compatibile con il tempo in cui non era inquadrato. Similmente l'esempio classico della sigaretta che deve essersi opportunamente consumata, o la strada percorsa da un soggetto quando non era inquadrato, ecc.

Siccome queste situazioni le correggete in fase di montaggio, basta un po' di attenzione nel tagliare al fotogramma corretto, per evitare un errore grossolano di continuità. Se ricordate e se avete scaricato l'esempio della metropolitana in cui si vede il soggetto che viene ripreso da due telecamere mentre inforca gli occhiali. Ebbene quando è stato fatto quel montaggio che proveniva ovviamente da due video diversi, è stata posta particolare attenzione al taglio e vi assicuro che è stata più volte ripetuto quello stacco, perché anche pochi frame di differenza, davano un insopportabile errore di continuità.

Altra situazione può capitare anche se state montando quadri nella stessa sequenza temporale in cui sono stati ripresi, ma a causa di eventi che non avete ripreso, danno luogo ad un insopportabile errore di continuità.

Immaginate la situazione in cui un oggetto viene spostato mentre voi state cambiando inquadratura; quello che accade è che l'oggetto sembra scomparire ed apparire all'improvviso e in fase di visione risulta alquanto fastidioso. Nell'esempio che vi voglio proporre, tratto da un battesimo, nel primo filmato (prima del montaggio) ci sono due situazioni abbastanza fastidiose, capitate durante la fase di cambio inquadratura.

Nel primo caso si ha il portellone dell'auto prima aperto e poi chiuso, che anche se non si tratta di un vero e proprio errore di continuità, mi è sembrato fastidioso da vedere. In fase di montaggio (secondo filmato) ho semplicemente eliminato il quadro in cui appariva il portellone già chiuso; fortunatamente non era importante sotto l'aspetto narrativo.

Nel secondo caso nel primo filmato (non montato) si vede l'uomo chiudere lo sportello passeggero, che poi risulta nuovamente aperto nel quadro finale (probabilmente riaperto nel frattempo dal passeggero) dando luogo ad un fastidioso effetto di discontinuità. Il taglio opportuno di alcuni frame dell'ultimo quadro ha risolto il problema.

Sicuramente l'argomento della continuità è così vasto, che non può certo esaurirsi in questi pochi esempi, ma probabilmente neppure un libro intero potrebbe contemplare tutte le possibilità. Tengo solo a ribadire che molti di questi errori possono essere evitati solo in fase di ripresa, quindi torno a quanto già vi ho suggerito a suo tempo e cioè curate le vostre riprese, perché in fase di montaggio si possono fare grandi cose, ma per i miracoli (anche attrezzandosi) è veramente dura.