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| Tecniche di Ripresa a cura di Fabio GALANTI
15 Dicembre 2003 Talvolta con un ottimo montaggio si riesce a far diventare interessanti le riprese più traballanti fatte da un principiante; più spesso l'unico rimedio è quello di scartare gran parte del materiale girato anche a costo di dover "sacrificare" pezzi unici. Ed allora perché farci del male? Questa rubrica nasce con lo scopo di fornire al principiante quelle regole e quei suggerimenti per "partire con il piede giusto". Nella realtà questo è un mondo bellissimo in cui è vero sempre tutto ed il contrario di tutto. Ma è anche un mondo difficile in cui chi è alle prime armi, i suggerimenti di carattere generale che verranno forniti, saranno utili (spero) al raggiungimento di un "buon girato" In questo stesso sito sono presenti altre due rubriche che riguardano l'Arte del montaggio e il Photoritocco, che forniscono idee e trucchi su come ottenere il nostro filmato finale presentabile ai nostri amici e parenti, senza correre rischi..... Noterete che la rubrica ha un taglio appositamente informale e poco accademico allo scopo di risultare più "leggero" da leggere e di più facile comprensione. Se notate delle inesattezze o se volete chiedermi maggiori informazioni potete contattarmi all'indirizzo e-mail: Fabio GALANTI cercherò di rispondere a tutti. Buona lettura.
Le regole base: Ultimo aggiornamento: 22 giugno 2002
Provengo da quella schiera di appassionati che sono nati con una cinepresa in mano. All'epoca per noi amatori esistevano solo le pellicole 8 e super8 e il 16 millimetri per i semiprofessionisti. Molta tecnologia è passata da allora, ma molte regole basi su come effettuare una buona ripresa sono rimaste sostanzialmente le stesse. Si può cominciare a parlare sulla prima regola base che è fondamentale per ottenere le riprese stabili: La cinepresa si tiene con due mani, CHIARO? Per chi è curioso e non conosce il principio di funzionamento dello stabilizzatore d'immagini, si può dire che come tutte le idee geniali è in fondo un'idea molto semplice. Invece di utilizzare tutto il CCD (cioè l'elemento sensibile della telecamera) una certa frazione del bordo non viene normalmente utilizzata. Quando lo stabilizzatore è attivo, un circuito elettronico provvede a "spostare" da un fotogramma al successivo la porzione di CCD utilizzata per "catturare" l'immagine in modo che i due fotogrammi siano il più possibile sovrapponibili. Si può pensare ad un quadro, la cui cornice non ha sempre lo stesso spessore, frame dopo frame. In pratica se tra un frame ed il successivo a causa delle vibrazioni delle mani si ha avuto (ad esempio) un leggero spostamento in basso a destra, la porzione di CCD utilizzata non sarà più quella del frame precedente, ma si sposterà in alto a sinistra per compensare questa variazione. Ricordate quindi di preferire il cavalletto sempre, anche se spesso, specialmente le prime volte, potrebbe crearvi dell'imbarazzo. Confesso che le prime volte quando a cerimonie, eventi sportivi o simili mi presentavo e montavo il mio bravo cavalletto, sentivo mille occhi che mi guardavano e sorrisetti di circostanza, ma oggi quando vedo le immagini fatte in questo modo rispetto a quelle che faccio a mano libera, nonostante l'esperienza nel tenere ferma la telecamera, i risultati sono abissali. Nel caso dobbiate fare una panoramica che presuppone un movimento del corpo, tipo una torsione del busto, sicuramente provatela prima più volte; inoltre fate in modo che la posizione finale sia una posizione comoda, magari partite da una situazione di torsione del busto (ad esempio) e arrivate ad una in cui vi sentite pù naturali. Questo non vuole essere una regola, ma un suggerimento dettato da anni di prove; è comunque possibile che vi sentiate più a vostro agio partendo da una posizione più comoda e raggiungere quella meno naturale. Fate delle prove e verificate quale sia la migliore per voi.
Nozioni di fotografia: (in collaborazione con Roberto RUGLIANO alias Bilbo)
Ultimo aggiornamento: 15 Dicembre 2003
A qualcuno questo paragrafo potrebbe risultare noioso, ad altri superfluo; in realtà anche se non è necessario diventare (od essere) degli esperti di fotografia, avere delle buone conoscenze in materia è fondamentale per ottenere buone inquadrature, correttamente esposte e "tagliate". Per questi motivi in questo paragrafo non leggerete un "trattato" di fotografia, che esulerebbe dagli scopi di questa rubrica, ma solo delle nozioni di fotografia, utili anche in campo cinematografico e/o video. Fotografia e cinema hanno molte più cose in comune che la sola pellicola fotografica (o il supporto digitale di oggi). Le problematiche legate alla luce, alla profondità di campo, alla scelta di una focale piuttosto che un'altra, alla temperatura colore piuttosto che alla "composizione" dell'immagine. Per questo motivo mi sono avvalso della preziosa collaborazione di un fotografo d'eccezione come Roberto RUGLIANO, meglio noto in ambiente di editing Video con il nickname di BILBO. Alcune delle foto di esempio che troverete nel corso di questa rubrica, sono opera sua.
La LUCE - Nozioni Generali La luce rappresenta l'elemento essenziale senza la quale (naturale od artificiale che sia) nessuna fotografia o ripresa sarebbe possibile. Spesso ci fa dannare perché ce n'è troppa o troppo poca, ha un'angolazione errata o presenta dominanti difficili da correggere. La luce è un elemento fantastico da studiare e trattare, qui ne vedremo solo gli aspetti più importanti legati al mondo della ripresa video perché non basterebbero fiumi di parole per descriverne tutti gli aspetti.
Come noto la luce bianca può essere anche ottenuta miscelando tre colori detti fondamentali (cioè tre frequenze elettromagnetiche ben precise) che sono tipicamente il Rosso Verde e Blu (RGB in inglese) di uguale ampiezza (intensità) tra loro. Chi ha provato a giocare con "colori Personalizzati" in Microsoft Windows, sa infatti che per ottenere il bianco basta porre le tre componenti tutte a 255, mentre con valori inferiori, ma uguali tra loro, può ottenere tutte le sfumature di grigio partendo dal nero (tutte e tre le componenti a zero) e arrivando al bianco (255 per tutte). Sbizzarendosi con altre combinazioni, si riescono a realizzare tantissime sfumature di colore, dove predomina la componente a cui abbiamo dato il valore più alto (il rosso nell'esempio a lato).
Contrariamente a come viene detto in genere, con questi tre colori fondamentali non si riescono ad ottenere tutte le possibili sfumature percepibili dal nostro occhio, ma ci si avvicina molto. Per ottenere queste sfumature occorrerebbe scegliere altri colri fondamentali, ma così facendo si perderebbero sfumature possibili con la prima terna scelta, quindi la particolare terna RGB utilizzata è quella che riesce a riprodurre maggiormente tutti gli altri.
Come noto quando la luce bianca attraversa un prisma, a causa delle diverse velocità delle sue componenti all'interno del vetro, queste si "scompongono" negli elementi che compongono il fascio di luce. Questo fenomeno è lo stesso che disegna in cielo gli arcobaleni (in questo caso il prisma sono le goccioline d'acqua sospese) o quel fenomeno che porta negli obiettivi fotografici di scarsa qualità a porre un alone multicolorato attorno a fonti luminose bianche su fondi scuri, tipica nella fotografia di corpi celesti. Questo difetto è noto con il termine di "aberrazione cromatica".
La LUCE - ed Esposizione (Generalità) Dopo aver rispolverato nozioni di fisica, affrontiamo finalmente l'argomento della luce sotto l'aspetto pratico, parlando di esposizione, diaframma, temperatura colore ecc., informazioni necessari a chiunque voglia ottenere riprese degne di questo nome. Togliamo infatti dall'idea che la sofisticata elettronica presente ormai anche nelle telecamere più economiche, sia la nostra salvezza in assoluto; situazioni critiche sono infatti sempre presenti e non sempre la scelta fatta dall'esposimetro automatico dei nostri apparecchi fa la scelta più corretta. Normalmente, la luce che raggiunge il CCD della nostra telecamera, (o la pellicola della nostra fotocamera, o la retina del nostro occhio) non sarebbe quasi mai quella giusta, in mancanza di un oggettino (il diaframma) che chiudendosi tramite un simpatico movimento, restringe "il buco" dove passa la luce cercando di mantenerla il più possibile costante sul dispositivo CCD (pellicola, retina). Piccolo esempio pratico: vi è mai capitato di andare dall'oculista, il quale, per controllarvi i fondo dell'occhio vi mette gocce di atropina per mantenere la pupilla (diaframma dell'occhio) aperta? Quando tornate all'aria aperta avrete notato che la troppa luce vi dà fastidio, addirittura provoca dolore, questo perchè il ccd dell'occhio (la retina) si satura. (Solo per i curiosi: Il CCD è praticamente una matrice di elementi La saturazione e la soglia, si hanno anche per la pellicola fotografica in cui prende il nome di latitudine di posa, e per la retina. Per la pellicola si definisce latitudine di posa il numero con cui viene indicata la capacità della pellicola di riprodurre fedelmente l'immagine in condizioni di sovra o sottoesposizione; questo varia da marca a marca, ma si aggira circa sui 5 stop (scatti della ghiera del diaframma). Oltre al diaframma la tecnologia si è inventata anche il tempo di otturazione (per le fotocamere) e lo shutter per le telecamere che rappresenta il tempo in cui la luce colpisce il ccd o la pellicola. Con una giusta scelta di diaframma e shutter, la quantità di luce che arriva sul ccd è corretto, a meno che siamo in condizioni di luce estreme. Immaginiamo ad esempio un caso in cui la luce sia molto poco intensa e anche con il diaframma tutto aperto la luce che colpisce il CCD o la pellicola sia molto scarso. In questi casi si può agire sui tempi di esposizione che risultano fino ad un certo livello di luce inversamente proporzionali con il diaframma (cioè se apro di uno stop il diaframma posso dimezzare il tempo di esposizione, ovvero aumentare il tempo shutter della telecamera). Superato questo limite inferiore questa proporzione si perde (nelle pellicole è definito: "Fattore di reciprocità"), e si deve necessariamente passare all'uso di luce artificiale. Foto Bilbo - Click per Visualizzare a tutto schermo A questo punto la domanda nasce spontanea: ma se scelgo (a parità di luce) un diaframma più aperto ed uno shutter (tempo di esposizione) più rapido, oppure diaframma più chiuso e uno shutter più lento il risultato è lo stesso? Risposta: Più si chiude il diaframma, più aumenta la profondità di campo, cioè gli eventuali oggetti che nell'inquadratura si trovano davanti o dietro il soggetto principale risultano sempre più a fuoco. Non necessariamente questo è un vantaggio, in quanto un primo piano di un soggetto con il fondo fuori fuoco da maggiore risalto al P.P. dando all'inquadratura una maggiore qualità. Nella foto a lato il fuori fuoco delle montagne non serve tanto a dare maggior risalto all'albero, quanto a creare una sensazione di profondità che rende la foto particolarmente suggestiva.
Un innegabile vantaggio del diaframma chiuso è però legato al fatto che essendo aumentata la profondità di campo, il fuoco è meno critico avendo un range possibile più ampio. In generale per lo shutter (o l'otturatore) tempi rapidi danno i singoli fotogrammi (frame) più definiti, in quanto diminuisce l'effetto mosso. Con le telecamere più datate lo shutter è fisso ad un 50° di secondo, e facendo panoramiche si nota la perdita di definizione (come se fosse sfuocata la ripresa, mentre in realtà è l'effetto mosso di ciascun frame). In generale quindi non esiste una regola fissa, si deve sempre pensare a cosa si desidera ottenere e scegliere il corretto compromesso per la scena che si sta riprendendo.
Oltre a "giocare" con shutter e diaframma, nelle telecamere esiste un ulteriore tecnologia per gestire la corretta esposizione, il GAIN. Come vedete quindi l'automatismo della telecamera che gestisce la quantità di luce che arriva sul CCD è abbastanza complessa. Spesso mi capita di sentire persone che discutono sulla sensibilità della propria telecamera del tipo: "la mia arriva a 20 lux! No la mia a 10..."
La tabella non deve essere considerata di riferimento, ma solo indicativa in quanto ciascuna voce può essere soggetta a variazioni anche ampie.
La LUCE - ed Esposizione (Situazioni Particolari) In generale l'esposizione automatica di cui è dotata ogni telecamera amatoriale moderna, funziona in maniera così ottimale, da farci dimenticare della sua gestione in modo da concentrarci esclusivamente sulle riprese. Un problema simile sussiste anche in scene illuminate uniformemente, quando ci sono troppi oggetti bianchi (o molto chiari) che quindi riflettono molta luce e fanno credere al nostro povero esposimetro che ci troviamo in presenza di molta più luce di quella reale.
Anche se il nostro video non è un film a soggetto, ma semplicemente le nostre riprese delle vacanze, un buon momento per inserire una lenta ripresa in controluce potrebbe essere alla fine del nostro video, o più semplicemente alla fine di una sequenza di una giornata tipo delle nostre vacanze particolarmente burrascosa, magari girata con un "ritmo" rapido. Le lente riprese in controluce oltre a fornire maggiore risalto alle riprese fatte precedentemente, darebbe modo allo spettatore di riposarsi e di riflettere sulle scene precedenti. Ovviamente questo è solo un banale esempio, inteso ancora una volta a sottolineare l'importanza di seguire sempre il linguaggio cinematografico. Da un punto di vista tecnico, il controluce a causa della sua particolarità è uno di quei casi in cui è necessario intervenire manualmente sulla regolazione che la nostra telecamera (o fotocamera) sarebbe portata a fare. L'esposimetro infatti non è in grado di fare la scelta giusta, perché la sua funzione è quella di cercare di rendere l'illuminazione di tutta la scena con un livello medio della luce.
Sotto altri due esempi di controluce, fatti questa volta con una fotocamera digitale.
Questo, che rappresenta la soluzione migliore in tutti i normali casi delle riprese fatte da noi, assume nel controluce un risultato assolutamente insoddisfacente. In generale infatti gli esposimetri hanno tre modi principali di operare: Media uniforme della luce che colpisce tutto il CCD (o negativo) Maggior "peso" sulle zone centrali a discapito dei bordi Una via di mezzo dei due punti sopra indicati
In ogni caso con la soluzione "automatica" difficilmente otteniamo dei risultati accettabili; immaginiamo infatti l'esposimetro che essendo "stupido" e facendo la media della luce che arriva, non avrebbe mai esposto come nella foto di Bilbo, ma avrebbe cercato di ottenere un diaframma più aperto con il risultato di avere un cielo sovraesposto con perdita di quel bell'effetto di contrasto e la montagna un po' più chiara, ma comunque sottoesposta a causa della luce del cielo che avrebbe "disturbato" l'esposimetro automatico del vostro apparecchio. In questo caso l'unica soluzione è (se possibile) andare in manuale con l'esposizione chiudendo di un paio di diaframmi rispetto a quanto suggerito dall'esposimetro automatico, cosa effettivamente fatta da Bilbo in quella foto. Quanto appena suggerito vuole essere una conferma dell'importanza di poter disporre di una telecamera con automatismi (dell'esposizione) escludibili in questi casi particolari. Questo potrebbe suggerire una "Morale" durante la scelta d'acquisto per una nuova telecamera: Rinunciate ai giochini degli effetti speciali, che probabilmente non utilizzerete mai nelle vostre riprese, tipo: Solarizzazione, Seppia, titoli vari, effetto mosaico ed altre "scemenze" del genere che tanto potete sempre mettere in post produzione, ma cercate un apparecchio che vi permetta di mettere del vostro nella regolazione dell'esposimetro e del fuoco. Molte telecamere hanno almeno la possibilità di aprire di un paio di "stop" il diaframma (backlight). Questo è utile nei controluce, ma non per ottenere l'effetto della foto. Semplicemente vi permette di esporre correttamente (o quasi) la montagna e far diventare completamente bianco (perché sovraesposto) il cielo. Certo non è molto, ma sicuramente molto meglio di quanto otterreste con l'esposimetro in automatico. Con la telecamera (o una macchinetta dotata di mirino elettronico) non è difficile scegliere il diaframma atto ad ottenere la corretta esposizione del controluce, secondo quanto desiderato; già dal mirino (e ancora meglio dal visore laterale se è presente) si può vedere il risultato finale in tempo reale, potendo intervenire ancora prima di iniziare la registrazione. Con le fotocamere tradizionali, il compito è più arduo, dato che occorre una certa esperienza e soprattutto fare più di una prova. Anche se in questo sito si parla principalmente di video, è comunque interessante un suggerimento da esperto di fotografia come Bilbo, proprio nel caso di fotografia tadizionale, considerando anche l fatto che spesso le nostre foto su pellicola, se meritevoli, potrebbero trovare posto nel nostro video. Bilbo: "Io in media lavoro in questo modo;
Nella foto a sinistra è evidente l'importanza della direzione della luce, che colpendo lateralmente il soggetto inquadrato (la montagna) conferisce una profondità alla foto, che avrebbe perso con una luce proveniente dalle spalle del fotografo. I rilievi delle rocce risultano evidenti grazie alle ombre create dalla particolare direzione della luce
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